di Titti Gaeta
Il passato ritorna inesorabile. All’opinione pubblica viene fatto ingoiare e digerire il concetto obsoleto di “razza”. La sua difesa assume i connotati di una guerra contro qualsiasi rappresentazione del diverso.
La “purezza” della razza ricompare prepotente nel linguaggio comune che ha come effetto finale un’azione xenofoba di portata sempre più vasta. La differenza viene additata come un male: il cancro che distrugge con le sue metastasi i pilastri della nostra cultura.
Dimentichiamo che uno stato, una nazione una società, non affonda le proprie radici nella famigerata e assassina “razza pura” ma in un “caos ordinato” di culture che hanno fondato, mescolandosi tra di loro, le nostre civiltà e le nostre genti.
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